Il Lago di Bilancino, costruito negli anni ‘90 con una capacità massima di 69 milioni di metri cubi, è stato pensato per proteggere Firenze dalle alluvioni e garantire risorse idriche alle città della Toscana centrale. Ma gli eventi meteorologici degli ultimi anni hanno dimostrato che questa infrastruttura, da sola, non è più sufficiente a contenere le precipitazioni estreme che si abbattono sempre più frequentemente sulla regione.
Dal fenomeno eccezionale alla normalità
Quelli che una volta erano considerati fenomeni straordinari oggi sono diventati quasi la norma. Le bombe d’acqua, i nubifragi e le piene improvvise mettono sotto pressione il sistema idraulico e idrogeologico della Toscana, con il rischio di ripercussioni gravi per Firenze e le aree circostanti. Nel marzo 2025, a seguito di intense piogge, il Lago di Bilancino ha raggiunto la sua capacità massima, entrando in regime di sfioro e rilasciando acqua nel fiume Sieve. Un segnale chiaro: serve un piano più ampio per la difesa del territorio.
Le soluzioni: più investimenti per la sicurezza idraulica
Il solo Bilancino non può più garantire la protezione di Firenze. Per questo, a livello regionale sono in corso piani per il rialzo della diga di Levane e la costruzione di nuove casse di espansione lungo il bacino dell’Arno, tra cui:
• Pizziconi
• Restoni
• Leccio-Burchio
• Prulli
• Interventi lungo il fiume Sieve
Questi progetti sono fondamentali per laminare le piene e ridurre il rischio di alluvioni. Tuttavia, la loro realizzazione richiede risorse e tempi certi.
Il governo centrale deve fare la sua parte
I cambiamenti climatici impongono di fare presto. Non possiamo più affidarci solo alle soluzioni del passato, perché il clima sta cambiando più velocemente del nostro modo di gestire il territorio. Il governo centrale deve stanziare risorse adeguate per la difesa idraulica e idrogeologica, investendo in opere di prevenzione e adattamento.
Il riscaldamento globale, causato principalmente dall’uso dei combustibili fossili, continuerà ad aggravare la situazione nei prossimi anni. Temperature più alte significano maggior evaporazione, perturbazioni più intense e un ciclo dell’acqua sempre più imprevedibile. Se non interveniamo ora, le alluvioni e le emergenze idrauliche diventeranno sempre più frequenti e devastanti.
Dobbiamo agire ora, non dopo la prossima emergenza
Non possiamo permetterci di reagire solo quando il disastro è già avvenuto. Serve una strategia nazionale per la difesa del territorio, che metta al centro la sicurezza idraulica e la lotta ai cambiamenti climatici. L’Italia ha bisogno di una visione a lungo termine, di investimenti strutturali e di un nuovo approccio alla gestione delle risorse idriche.
Firenze e la Toscana non possono aspettare, non diamo la colpa ai tombini intasati. Il momento di agire è adesso.