L’attacco incendiario a Tesla Roma, con diciassette auto date alle fiamme, non è solo una notizia di cronaca: è il sintomo inquietante di un clima che si è fatto sempre più tossico, inquinato da odio ideologico e disinformazione.
Da anni assistiamo a una crociata contro l’elettrico, condotta non solo da singoli individui ma anche da settori della politica italiana e da ampi segmenti del sistema mediatico e ampie forze politiche del centrodestra non hanno fatto mistero della loro avversione alla transizione ecologica, spesso liquidando la mobilità elettrica come una moda costosa o inutile. A ciò si aggiunge il ruolo di alcune reti televisive, dove giornalisti e opinionisti populisti ridicolizzano costantemente il cambiamento, alimentando il sospetto, la diffidenza, perfino il disprezzo verso chi investe in un futuro più pulito.
Ma ogni messaggio ha un peso. Ogni parola ha delle conseguenze. E quando per anni si semina odio, prima o poi qualcuno raccoglie quell’odio e lo trasforma in violenza.
Quello che è successo a Roma è un gesto gravissimo che minaccia non solo un’azienda, ma l’intero tessuto industriale europeo e il diritto di milioni di persone a un’aria più pulita, a un ambiente più sano, a un progresso tecnologico che migliori la qualità della vita. Questo è un attacco al futuro. E in un Paese serio, un governo serio dovrebbe prendere posizione chiara, condannare senza esitazioni e istituire pene esemplari per chi colpisce infrastrutture, aziende e cittadini.
Perché questo non è vandalismo. È terrorismo, ed è tempo che giornalisti e politici si assumano le loro responsabilità. A partire da quelli che frequentano e alimentano le reti populiste, dove si dà voce all’odio e si ignora la scienza.
È ora che le forze politiche e i giornalisti smettano di fare la parte dei pagliacci da circo, strizzando l’occhio al sensazionalismo o alla propaganda, e inizino a lavorare seriamente. Si proceda con indagini approfondite per capire se dietro questi atti vi siano legami con la criminalità organizzata, con frange estremiste o addirittura con matrici terroristiche.
Perché non si può continuare a minimizzare o banalizzare ciò che sta accadendo. Il futuro si costruisce con serietà, coraggio e responsabilità. Non con le scenette da talk show.
Il futuro ha bisogno di responsabilità, non di pagliacci. Chi ha ruoli pubblici – in Parlamento o davanti a una telecamera – scelga da che parte stare: con chi costruisce, o con chi distrugge.
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